Segreti che sussurriamo alle ombre

Scritto da Barbara Monaco

Torino è spesso definita la capitale italiana dell’occultismo e dell’esoterismo, città vertice nei triangoli di magia bianca e nera, per cui quale scelta migliore per ambientare un fantasy nostrano dalle tinte oscure!

 “Segreti che sussurriamo alle ombre”, Sara Simoni – Castoro Off edizioni, è un fantasy che unisce sfumature romantasy a un ambientazione gotica e una narrazione a tinte investigative.

La struttura narrativa si divide in una doppia voce narrante: da un lato abbiamo Clelia, trait d’union fra scienza e soprannaturale, unica studentessa della facoltà di Medicina che vive con la sua matrigna dall’occhio di rubino, Lucrezia, e il suo gatto ombroso; dall’altro il giovane Brando, giornalista esoterico ossessionato dalla ricerca della verità sulle strane morti che tormentano Torino.

Il ritmo della narrazione è quasi perfettamente scisso in due: una prima parte più lenta e introduttiva, a tratti prolissa, e una seconda decisamente più serrata che mantiene alta l’attenzione del lettore, con chiuse dei capitoli più accattivanti e d’impatto.

L’ambientazione avrebbe potuto essere un punto decisamente positivo per il romanzo, eppure le piene potenzialità della città non vengono sfruttate a dovere. La carica esoterica di Torino poteva essere utilizzata come vero e proprio agente narrante come città viva e inquieta, e invece appare come semplice sfondo delle vicende: se non ci fossero i riferimenti toponomastici, avremmo potuto confonderla con qualsiasi altra città di fine Ottocento.

L’analisi critica per il lettore che emerge delle tematiche presenti nel romanzo, invece, risulta stimolante.

Lucrezia è una vampira che sceglie di cacciare solo uomini violenti e abusanti in un periodo storico in cui gli abusi sulle donne erano all’ordine del giorno, il suo personaggio potrebbe rappresentare un suo modo di ridare equilibrio a un sistema distorto. Questo apre a uno sguardo etico sulla giustizia: laddove la giustizia “ufficiale” fallisce o è cieca, subentra la necessità di una giustizia “privata”. Ma è una vera giustizia o un’egoistica vendetta? Ci troviamo di fronte a una romanticizzazione della violenza di genere o a una problematizzazione della stessa? Un female gaze volto all’emancipazione femminile o un cliché di dipendenza emotiva e caccia predatoria?

“Quanto doveva essere abituata alla violenza e al dolore per rimanere così serena? Sarebbe stato quasi meglio vederla piangere, urlare, disperarsi. Invece quella tranquillità appena venata di tristezza parlava di un’assuefazione alla sofferenza che non avrebbe dovuto essere accettabile per nessuno.”

La figura del vampiro è alla base della tematica del potere assoluto sugli altri; qui lo vediamo apparentemente opposto se questo risiede nelle mani di un uomo o di una donna, come se il rischio di abuso sparisse o si modificasse.

Il rapporto fra Lucrezia e Clelia è inizialmente il fulcro della storia; l’ambivalenza emotiva e la maternità come codipendenza delle personagge mostra apparentemente due donne simili ma diametralmente opposte. Lucrezia è “l’altra madre” che cerca di salvare e accudire Clelia come immagina sia meglio, allontanandola dai pericoli del mondo vietandole molto ma senza darle una reale spiegazione; Clelia è la figlia obbediente e devota, fascinata ma anche timorosa della madre, a tratti ribelle per imporre la propria individualità e le proprie volontà.

“Ti ho presa con me. Volevo che diventassi una donna forte, in grado di difenderti. Volevo trasformarmi nella persona che vedevo riflessa nei tuoi occhi. Perché per la prima volta la mia maledizione non era più solo un’occasione di vendetta eterna. Era diventata una promessa di futuro, una speranza fragile ma luminosa a cui non riuscivo a rinunciare.”

La componente romance, un quasi strangers-to-lovers con piccole tinte di enemies-to-lovers, è quella che prende il sopravvento con l’andare avanti della narrazione e disequilibria, a mio parere, l’arco di crescita dei personaggi. Clelia frequenta la facoltà di Medicina, è una ragazza di scienza, con un pensiero estremamente pragmatico e analitico. La sua priorità sono lo studio, gli esperimenti e il suo futuro da medico. Eppure tutto passa in secondo piano diventando marginale nel crescendo della storia d’amore. Allo stesso modo, Brando è ossessionato dalla sua ricerca della verità, farebbe di tutto per sconfiggere l’abominio che ha distrutto la sua vita e con il tempo arriva a snaturarsi, a prendere decisioni e ad accettare scelte che sono inconcepibili per il suo personaggio.

“Segreti che sussurriamo alle ombre” si barcamena fra vari equilibri instabili che possono affascinare gli amanti del genere romantasy.
Un’ambientazione più approfondita e un focus più oscuro e investigativo avrebbero potuto dare quella spinta in più di cui ho personalmente sentito la mancanza. Pur con qualche difetto, però, il romanzo riesce nell’intento di intrattenere pienamente il lettore, con un crescendo ben costruito e una chiusa che divide il pubblico.

Titolo: Segreti che sussurriamo alle ombre

Autorə: Sara Simoni
Genere: Romantasy gotico

Codice ISBN: 979-1255333265

Casa editrice: Castoro OFF

Cosa troverai in questo libro:


Romantasy gotico
Madri vampire
Forbidden attraction



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