Il grande fascino di Venezia non si esaurisce alla realtà: sono numerosissimi i romanzi ambientati in questa città unica al mondo, sia per quanto riguarda la narrativa non di genere, sia per quanto riguarda il fantasy. Stravaganza di May Hoffman e la saga nostrana di Nina – La bambina della sesta luna sono solo alcuni esempi
La città di Acqua e Vetro si inserisce bene nel contesto della narrativa mainstream e spicca soprattutto per l’ambientazione dettagliatissima, vera protagonista del libro. Qui, la città è divisa in Venezia Alta e Bassa, in una chiara separazione di censo dove chi è abbiente o nobile abita la Venezia superiore, ricca, pulita e tecnologicamente avanzata, mentre chi ha mezzi più limitati non solo è nelle condizioni di vivere nella Venezia bassa dei canali inquinati e sporchi, ma deve persino chiedere un permesso scritto per recarsi nella parte alta della città. Ogni quartiere ha una sua funzione all’interno della storia, i luoghi tipici sono rivisitati e contestualizzati, eppure presenti, tanto da rendere La Città di Acqua e Vetro una commistione di sottogeneri, dove a farla da padrone è sicuramente il tecnofantasy, che si intreccia con lo urban fantasy. Sono perfette le descrizioni del bianco che ferisce gli occhi come primo impatto quando si giunge a Venezia alta, così come quelle dei canali maleodoranti e fangosi di della città bassa.
“Venezia Alta era tutta cieli limpidi, marmo bianco ed eleganti ponti che si inarcavano sui canali d’aria, dove le gondole volanti ronzavano con le loro lucide chiglie nere ricche di arabeschi.”
“Non aveva mai messo piede nello squallore che regnava a Venezia Bassa; il massimo che aveva osato era stato affacciarsi a guardare la zuppa di nebbia che non si disperdeva mai, nascondendo l’intero Livello Basso alla vista.”
In questo contesto, si inseriscono perfettamente anche le arti tipiche della Serenissima, perché non soltanto il mestiere del vetraio è parte dell’ambientazione: è addirittura un elemento fondamentale per la gestione dei rapporti internazionali ed è un punto chiave della geopolitica. E in effetti, qualsiasi scoperta o trucco tecnologico deve essere mantenuto sotto il più totale riserbo perché Venezia non è isolata, ma parte di un’Europa in fervente agitazione, dove gli imperi più grandi minacciano di prendere il sopravvento proprio tramite una corsa agli armamenti.
Il sistema tecnologico, infatti, viaggia di pari passo con quello magico e la trama ruota spesso attorno alla ricerca di un modo per imbrigliare la forza vitale degli esseri viventi tramite dei congegni, con lo scopo di utilizzarla per animare protesi più moderne e aiutare chi perde gli arti nelle fabbriche. In questo senso, sono fondamentali le scoperte scientifiche per cui Venezia è davvero famosa, come il vetro di Murano, un’invenzione talmente importante che i maestri vetrai non possono, per legge, lasciare l’isola, al fine di prevenire lo spionaggio internazionale ed evitare la fuga di notizie che potrebbe avvantaggiare uno Stato rivale.
”Sarà una conquista che scuoterà le fondamenta della comunità scientifica, lo so”. Cornelia si strofinò la fronte “E che succederà quando lo scoprirà il Consiglio? Che succederà quando la Repubblica si impadronirà dei tuoi macchinari? Tu e i tuoi colleghi rischiate di essere processati per tradimento per assicurarvi che i regni rimangano in stallo tecnologico”
Tuttavia, ci sono anche delle criticità, perché se da un lato l’ambientazione è stratosferica, dall’altra la trama è completamente al suo servizio: l’intreccio è costituito da dinamiche abbastanza viste e sfruttate che un lettorato esperto non farà fatica a riconoscere in anticipo, con conflitti che si risolvono sempre molto in fretta e senza grandi tensioni narrative, e contrasti sociali poco sfruttati che potrebbero avere più rilevanza ma alla fine dei conti restano sullo sfondo. A suo favore va detto che si cerca, anche se con leggerezza e con una prosa dinamica e mai pesante, di affrontare i vari aspetti della diversità e di come ci sia sempre terreno fertile per trovare un punto d’incontro.
Un argomento che potrebbe essere dibattibile è la visione che viene data della scienza e dello sviluppo tecnologico, non come elementi neutri al servizio dell’umanità che può usarli bene o male, quanto come qualcosa che, occasionalmente deve essere tenuta celata o distrutta affinché non ne venga fatto un cattivo uso, anche quando il suo utilizzo per scopi benefici sarebbe dirompente. Tuttavia, non era intenzione dell’autrice mettere in cattiva luce il pensiero scientifico, perché per quanto la trama ruoti attorno a una scoperta importante che sfugge di mano, la comunità scientifica di per sé costituisce un punto fondamentale per abbattere i muri tirati su dalla politica: nonostante le leggi restrittive le informazioni circolano da un territorio all’altro, viaggiando criptate, proprio perché la sete di conoscenza travalica i confini e non le si può mettere alcun freno.
La Città di Acqua e Vetro è un interessante esordio letterario, sebbene ci siano margini di miglioramento, in cui una trama rassicurante e ampiamente esplorata è inserita in un’ambientazione strutturata che è il vero punto forte del romanzo. Un autentico omaggio a una delle città più belle del mondo.

Titolo: La Città di Acqua e Vetro
Autrice: Linda Ghio
Casa editrice: Mondadori
Genere: tecnofantasy – urban fantasy
Codice ISBN: 9788804801368
cosa troverai in questo libro:
ambientazione dettagliata, estetica steampunk, rivisitazione di una città italiana in chiave fantasy

