Il potere della mente: la rappresentazione della neurodiversità in 5 libri fantasy

Scritto da sara alfino

Il concetto di neurodiversità nasce per riflettere la naturale variabilità dei sistemi neurologici umani, abbracciando una grande varietà di esperienze e modi di interagire con il mondo. Sebbene l’enfasi sia volutamente posta sulle differenze, e non sulle deviazioni da una “presunta norma”, la questione rimane spesso spinosa da discutere nella nostra società; ne consegue che le persone neurodiverse, così come quelle affette da disturbo da stress post-traumatico o malattie mentali, condizioni che comportano di per sé difficoltà emotive e relazionali, vedono i propri sintomi aggravarsi inutilmente in contesti, di fatto, xenofobi.

In Dracones, crediamo nella destigmatizzazione attraverso l’informazione, il dialogo aperto e il superamento dei pregiudizi. La letteratura fantasy è esplorazione: e quale panorama più ricco e interessante c’è da esplorare di quello della mente?

In occasione del Mese della Salute Mentale, vi proponiamo un percorso di lettura tematico mirato alla sensibilizzazione attraverso l’esperienza di lettura condivisa. Mettendo in dialogo la produzione estera con testi scritti da penne italiane, abbiamo cercato di dare una voce a quei personaggi che meglio rappresentano l’esperienza di vita non neurotipica.

Tehanu, Ursula K. Le Guin

Il quarto volume del Ciclo di Earthsea riprende le fila della storia di Ged, ex arcimago ormai invecchiato e privato dei propri poteri magici, e di Tenar, sacerdotessa delle tombe di Atuan ora umile vedova e piccola proprietaria terriera sull’isola di Gont. Quando nella loro vita arriva Therru, una bambina sopravvissuta dopo essere stata gettata nel fuoco dal padre, ecco che ogni cosa cambia e assume un nuovo significato…

La piccola Therru, sfregiata dal fuoco, è chiusa in sé stessa: non parla e non vuole essere toccata. Questa descrizione ben esemplifica le tragiche conseguenze che il trauma può avere specialmente sui bambini: guardata con timore dagli abitanti dell’isola, Therru viene isolata e discriminata per la sua diversità fino ad attirare l’attenzione di un mago pericoloso, razzista e misogino. Ma Tenar si batterà per lei, prendendosi cura della bambina e creando uno spazio sicuro in cui crescere e guarire. E farà lo stesso perfino per Ged, un eroe in lutto per la perdita del proprio valore, di ciò che in passato lo ha definito come uomo; con una matura sensibilità femminile, Tenar dispenserà la cura e l’amore di cui entrambi hanno bisogno per poter abbracciare il cambiamento e ritrovare la propria identità, trasformandosi.

Creature dell’assenza, Gloria Bernareggi e Sephira Riva

Nell’estate del 1996, nel paese di Preko, Croazia, l’anziana Petra è alle prese con il lutto per la morte della suocera, mentre la nipote Marina è venuta in visita dopo che la sua vita di giovane universitaria è stata spazzata via dalla guerra d’indipendenza. Molto presto Jadranka, una creatura dall’aspetto di bambina, entrerà con delicatezza nelle loro vite…

Nel panorama italiano, questa storia raccoglie l’eredità tematica di Tenahu dando forma a una vera e propria incarnazione dell’assenza, creature magiche che rappresentano il vuoto lasciato dai defunti nella vita delle persone. La novella condanna le conseguenze delle guerre sulla popolazione civile, che ha portato alla morte prematura degli amici di Marina, ma allo stesso tempo si rifiuta di sminuire le conseguenze di una morte naturale come quella dell’anziana suocera, che causa a Petra un imprevisto dolore. Impotenti di fronte alla morte, determinate a non essere un peso l’una per l’altra, le protagoniste rischiano di andare alla deriva dentro loro stesse e in quel vuoto si nasconde la depressione. Ma Jadranka, la creatura magica, la bambina taciturna e dispettosa, sa come trasformare quel vuoto in qualcos’altro. Una gita in barca, il profumo dei biscotti, certi incontri e momenti di condivisione che si accumulano tra Petra e Marina come le tessere di un puzzle capace di far accettare ciò che è stato e sperare, desiderare di nuovo il domani.

Luci dalle altre stelle, Ryka Aoki

Shizuka Satomi, leggendaria insegnante di musica, ha fatto un patto con un demone: per salvarsi l’anima, deve spingere sette virtuosi del violino a vendere le loro. Finora ne ha convinti sei. L’ultima potrebbe essere Katrina Nguyen… se solo la talentuosa ragazza, una transgender in fuga, non stesse combattendo una lotta feroce contro sé stessa.

Katrina è una ragazza nata nel corpo di un ragazzo: e allora? Allora c’è che la sua famiglia la ripudia proprio quando lei è più fragile, facendola finire per strada, alla mercè di una società, purtroppo, inospitale. Crediamo sia giusto ricordare in questa sede che l’omosessualità e la disforia di genere sono state a lungo considerate malattie mentali; la prima è stata depatologizzata nel 1990 e la seconda solo nel 2018. Non stupisce quindi che la protagonista si senta sbagliata, arrivi a odiarsi e farsi del male, perché ciò che sente di essere davvero non sembra poter essere capito e amato dagli altri. Per fortuna Katrina incontrerà Shizuka, una mentore inaspettata, e soprattutto la comunità di YouTube, che crederà nella sua musica, nella sua arte come espressione del suo spirito. Uno spirito bellissimo e libero.

I fiori di Yggdrasill, Veronica de Simone

Weth vive in un villaggio vichingo in cui gli esseri umani sono in grado di tramutarsi in lupi, ma si tiene isolata perché, come la madre, è una draugr: dotata di poteri temuti da chiunque, assediata dagli incubi. Weth si sente bloccata nella sua stessa pelle, ma quando il promesso sposo Vidar verrà ferito lei non potrà più nascondersi e per salvarlo dovrà affrontare le proprie paure…

Weth è una giovane donna resa fragile e insicura dalle allucinazioni che la perseguitano: immagini, voci, odori e sensazioni disturbanti, mostri che la inseguono e la spingono a farsi del male. Un fenomeno che può interessare le persone affette da schizofrenia, come anche depressione maggiore, deprivazione di sonno o malattie neurologiche, e che spaventa tanto la protagonista della storia quanto gli altri abitanti del suo villaggio. Ma lasciarsi guidare dalla paura, rifiutando e isolando “il pazzo”, non è mai una soluzione; infatti, sono la presenza e il sostegno di Vidar ad aiutare Weth ad ancorarsi alla realtà e a stare meglio. Detto ciò, spetta a lei e soltanto a lei imparare a convivere in modo sano con queste percezioni, accettando di conoscerle nel profondo, di capire da dove vengano e perché rappresentino una visione limitante della realtà. Proprio come si farebbe in terapia, Weth compirà un viaggio faticoso dentro sé stessa e identificherà sì le proprie debolezze, ma intrecciata a esse, più indistinta e resiliente, troverà la propria forza. E la comunità lo riconoscerà.

Tito degli alberi, Linda Tugnoli

Tito ha undici anni, è cresciuto in un orfanotrofio e non è mai riuscito a farsi capire davvero. Da quando è stato adottato dai terribili signori Unter, poi, le cose vanno di male in peggio: loro lo maltrattano, lo fanno sentire fuori posto. Un giorno Tito decide che è arrivata l’ora di trovare una nuova casa per sé e Tito II, il cane. E poco importa se tutti credono che il bosco sia un luogo pericoloso e inaccessibile, perché Tito sa, anzi sente, che in quella foresta c’è del bene…

Tito è un bambino diverso dagli altri: è silenzioso, sembra non ascoltare o ubbidire e per questo viene definito poco intelligente. Ma quando Tito arriva nella foresta, scopre che sul suo cervello gira un sistema operativo speciale che gli permette di sentire la voce degli alberi! Il castagno generoso, i faggi saggi… questi nuovi maestri lo proteggeranno e lo guideranno da altri bambini che, come lui, hanno scelto la libertà dei boschi. Sarà grazie alle amicizie che Tito comincerà a credere nelle proprie capacità, perché proprio lui, tra tutti, è l’unico in grado di salvare la foresta dalle forze oscure che minacciano di distruggerla. La storia non lo nomina mai, ma è l’autismo a rendere Tito speciale, a determinare il suo super potere. Tito ci insegna che per sentirsi bene con sé stessi ed essere parte di un gruppo, non serve assomigliarsi, ma soltanto dare e ricevere fiducia. Chiudiamo così il cerchio iniziato con Tehanu, lasciando che la voce narrante del bambino ci racconti, questa volta in prima persona, le difficoltà e le risorse delle persone neurodiverse.

In conclusione, la letteratura del fantastico valorizza il potere dell’immaginazione, ponendo domande nuove e attuali attraverso la scoperta di tutto ciò che è “queer”, diverso. Questi suggerimenti di lettura accolgono nuove soggettività nella community, apprezzando le prospettive e capacità uniche di ciascuna persona come componente essenziale dell’umanità e potenziale fonte di innovazione, creatività e resilienza. Immaginare “l’inimmaginabile” apre la strada verso un mondo migliore. E questa è la via del fantasty.

Lascia il primo commento