La Fine dell’altro Mondo

Scritto da Francesca Floris

La pubblicazione di un fantasy comico è qualcosa che mi fa sempre drizzare le antenne perché si tratta di un sottogenere che sento particolarmente nelle mie corde. La mia curiosità, poi, aumenta a dismisura quando il romanzo è addirittura ambientato in una città italiana e non mostra elementi di esterofilia. Ma andiamo con ordine.

Partendo proprio dalla componente comica del romanzo, il principale elemento su cui porre l’accento è che essa non è uniforme dall’inizio alla fine del romanzo: tutta la prima parte, infatti, è molto pratchettiana per come vengono costruite le gag comiche e per il ritmo dello scambio di battute. Dal secondo terzo prende, per forza di cose, una piega molto più drammatica, dato che la trama, ruotando attorno al tema della reincarnazione, non può che raccontare il dolore della perdita in ogni sua forma. Verso l’ultimo terzo torna il tono scanzonato composto però anche da citazioni di film famosi e intrusione di personaggi macchietta (se questo sia un pregio o un difetto, sta a voi deciderlo, la comicità è spesso qualcosa di soggettivo e che invecchia velocemente).

L’elemento di maggior pregio del romanzo è sicuramente la trama, che non è composta da trope ricorrenti visti e rivisti, ma da elementi organici che funzionano abbastanza bene da creare un forte investimento emotivo in chi legge. Questo non significa che non abbia delle piccole mancanze, come alcune tematiche trattate un po’ all’acqua di rose, o alcuni moventi narrativi un po’ traballanti, come la mancanza di un vero motivo per affiliarsi alla setta di Akio, eppure la struttura nel suo complesso è sufficientemente solida da restare in piedi nonostante queste piccole scosse e arrivare alla fine abbastanza indenne. Il nucleo della storia, infatti, rimane intatto e si concentra rapporto tra Leto e Akio, stravolgendo un trope che è stato visto spessissimo nel panorama romance, ma mai in una storia di amicizia: quello di due anime legate tra loro che si ritrovano sempre a ogni nuovo ciclo di vita. Non è il destino a legarli, ma una precisa scelta razionale da parte di uno o dell’altro protagonista.

Il libero arbitrio è forse il tema fondamentale in questa lettura, sia perché nel mondo fisico Akio si ritrova paradossalmente a capo di una setta che vuole mettere fine alle sette, sia perché il sistema magico nell’aldilà è basato su un metodo che premia le anime che sono diventate la migliore versione di sé stesse. Sotto questi aspetti La Fine dell’Altro Mondo fa riflettere molto sul concetto di perfezione, qualcosa che viene spesso percepito in termini assoluti, ma che forse andrebbe relativizzato di più, perché la migliore versione di sé non è mai uguale a quella di un’altra persona, così come non lo sono le condizioni di partenza. In questo senso, il raggiungimento della migliore versione di sé è sempre un percorso individuale che non può essere scandito da tappe prestabilite a tavolino o da standardizzazioni. Non ci sono modelli a cui uniformarsi o da rifuggire.

Arriverà il giorno in cui anche una sola anima si renderà conto che non esiste una perfezione assoluta, ma che ognuno può raggiungere il proprio massimo, la propria completezza, in modo unico e irripetibile.

L’aldilà creato dall’autore non assomiglia a nessun altro: la Monza ultraterrena che vediamo è intrinsecamente legata al mondo fisico e ne ricalca alcuni luoghi fisici caratteristici, ma è anche molto diversa da qualsiasi oltretomba sia stato immaginato nel mondo fantasy, persino quando ripropone alcuni elementi ricorrenti. Per esempio, l’archetipo delle anime legate da un filo è tipico della mitologia giapponese, ma qui diventa una precisa scelta narrativa che viene giustificata dagli eventi, così come non esiste un solo cervello al di sopra di tutti gli altri a muovere i suddetti fili, ma tante menti diverse che, interagendo, cambiano le sorti dell’universo.

Nella Monza del Mondo Terreno il Palazzo dell’Ascensore veniva chiamato Palazzo Civico, ma era uguale, salvo un’infinità colonna che si alzava al centro. Il Portale sostituiva invece il Monumento ai Caduti.

La Fine dell’altro Mondo è un romanzo impossibile da mettere giù, nonostante qualche inciampo, proprio perché dietro al velo di comicità nasconde un messaggio profondo e ben costruito che ha tanto da dire a chi lo legge, che invita a vivere facendo il meglio che si può ma con leggerezza e senza regole prestabilite.

Sei libero. Libero di sbagliare e vivere davvero. E se mai ti servirà, puoi sempre dirli “Leto, ho fatto una cazzata”. E io risponderò “Finalmente””




Titolo: La Fine dell’altro Mondo
Autore: Daniele G. Villa
Casa editrice: Spirito Libero edizioni
Genere: fantasy comico
Codice ISBN: 9791281297562

Cosa troverai in questo libro:
comicità, due anime legate, ambientazione italiana

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