Piove per esigenze di trama

Scritto da Francesca Floris

Tentare di riassumere o trovare paragoni per Piove per esigenze di trama è di per sé impossibile, data la sua natura ibrida, che mescola il pâstiche al fantasy comico e autoironico, ma trattandosi di un piccolo gioiello del panorama editoriale del nostro Paese è giusto quantomeno provarci.

Partendo dall’inizio, il concetto del romanzo è pirandelliano (o unamuniano, se preferite la letteratura spagnola) perché è ambientato in un universo in cui autori, autrici, personaggi e personagge coesistono nella stessa città. Il mondo si divide (quasi solo) in chi cerca la storia del secolo, il bestseller della vita e va a caccia della figura protagonista giusta, e in chi sgomita per cercare di farsi notare per interpretare il ruolo principale per diventare immortale. Svincolarsi dalla dinamica di scaldata sociale in realtà non è semplicissimo ed è attorno a questo tema che ruota il romanzo: Elfo, il protagonista, ci è riuscito. Anche se forse sarebbe più corretto dire che ci prova costantemente, perché utilizzare il proprio libero arbitrio ed essere una persona vera, invece che un personaggio, richiede uno sforzo costante.

Elfo è riuscito a fuggire dal romanzo di stampo tolkieniano in cui è stato costretto dal suo autore perché ormai esausto di tutte le quest a cui è costretto a partecipare. Da qui uno dei primi grandi temi: l’escapismo. Da cosa scappiamo, veramente, quando ci rifugiamo in un libro? Come ha detto persino Terry Pratchett nel suo Tempi Interessanti, vivere una vita ordinaria in cui pagare il mutuo, alzarsi sempre alla stessa ora per andare al lavoro è in realtà un grande privilegio, al contrario di Elfo, che nel romanzo in cui era inizialmente stato scritto veniva costretto a partecipare ad avventure che lo hanno lasciato pieno di traumi, attacchi di panico e ansia. Elfo sviluppa il libero arbitrio e con quello decide di essere più noioso possibile: si trova un lavoro appartenente a un altro genere letterario, il commissario di polizia, e cerca in ogni modo possibile di essere anticlimatico persino seguendo un corso su come smettere di essere protagonisti, perché la cosa peggiore che può succedergli è che un autore lo noti e la trama lo venga a cercare. Nel perseguire questo obiettivo si svolgono le azioni più divertenti del libro, che l’autore riesce a rendere in modo magistrale nonostante il rischio potenziale di diventare noioso

“Potrebbe andare un po’ più veloce?”
“Perché?”
“L’inseguimento” spiega Tegolina.
Elfo rallenta un po’ “Quale inseguimento?” 

Come se stesse ponderando la decisione più importante della sua vita, Elfo analizza pedata e alzata, e solo quando è certo che il passo è troppo lento e troppo banale per portare a qualsiasi avanzamento significativo della storia, scende un altro gradino.

Il discorso sul libero arbitrio offre varie occasioni di ampliamento, perché a conti fatti esistono delle persone realmente felici, ma sono quelle che stanno al di fuori del circolo sociale di chi cerca di essere protagonista o di scrivere. I personaggi secondari sono quelli con la carriera più appagante, perché non avendo addosso troppe etichette hanno sufficiente spazio per caratterizzarsi da sé, potendo all’occorrenza cambiare ingaggio e prestarsi come comparse in varie storie in cui essere sempre sé stessi ma diversi, così come le persone reali (non letterarie) più equilibrate sono quelle che non hanno vuoti dentro di sé da colmare cercando di riversarle su un essere letterario di carta. Insomma, in entrambi i casi, la chiave per la felicità è senza dubbio la mancanza del peso delle aspettative da soddisfare.

Si tratta, sostanzialmente, di offrire dei punti di fuoco a cui il cliente, cioè l’autore, può aggrapparsi per le sue descrizioni. […] D’altra parte se da un lato il secondario protagonista è un amalgama di dettagli capaci di restare al loro posto, dall’altro sanno vene che un buon comprimario si vede soprattutto da quello che non fa, da quello che non dice, dalla sua capacità di tenere a bada la propria ombra evitando di proiettarlo sopra la storia o, peggio, sopra il suo protagonista.

Cristofanti vive con la famiglia in una casetta a schiera in un quartiere residenziale così finto da risultare per forza vero. […] La famigliola è composta da Daniela, una moglie normale, Jacopo, un figlio normale e Luna, un meticcio simil border collie, che emanava devastante normalità canina.

Le scene divertenti e parossistiche sono presenti dall’inizio alla fine del libro e nonostante la risata che possono suscitare in un primo momento si prestano comunque a una stratificazione di significati, soprattutto dal punto di vista sociale, perché anche tra generi letterari esistono categorie marginalizzate e nell’editoria esiste una gerarchia di colpevolezza nella vessazione del personaggio (anche se va detto che ci sono situazioni in cui è il personaggio a possedere l’autrice, che senza quella storia fittizia non sarebbe niente). Esistono solo colpevoli, sia gli autori, che spesso non sanno quando è il momento di far morire i personaggi e lasciare che la saga abbia un fisiologico esaurimento pur non dover rinunciare ai guadagni, sia gli editori, che sono quelli che esultano ogni volta che qualcuno muore perché questo fa schizzare le vendite alle stelle. Ma noi, come pubblico, non siamo incolpevoli, perché vogliamo sempre di più e godiamo nell’assistere alle vessazioni vissute da altre persone nei libri.

“Non fatevi ingannare dal fatto che siano favole. Si tratta di personaggi in attesa di chiusura, pericolosi, violenti e con autori irreperibili” Tegolina tira fuori il fibroscopio, lo fa scivolare oltre l’angolo e vede qualcosa che non avrebbe mai voluto vedere. La Pimpa con un fucile a pompa. “Sei circondata!” urla in direzione del cane maculato.
“¡Chinga tu madre pinche pendejo!” risponde la Pimpa “¡Cabrón!”

“È tutto così anticlimatico. Questo non è un finale, questo non è niente! A loro non basterà. I lettori non te lo perdoneranno e non ti lasceranno un pace finché non darai loro quello che vogliono”

Elfo si volta e gli lancia un’occhiata da vero protagonista, “Fanculo il lettore.”

Piove per esigenze di trama è senza dubbio un inno alla leggerezza e a trovare la propria vera identità all’interno delle circostanze che ci vengono fornite, senza necessariamente seguire le trame preimpostate delle nostre vite. In questo caso vale quantomai il detto “fa ridere ma anche riflettere”, perché dietro a ogni risata si nasconde una tagliente critica sociale che riguarda anche noi.






Titolo: Piove per esigenze di trama
Autore: Nicolò Targhetta
Genere: fantasy umoristico
Casa editrice: BeccoGiallo
Codice ISBN: 9788833141787

Cosa troverai in questo libro:
sarcasmo, critica al mondo dell’editoria, critica alle convenzioni sociali, canzonatura dei trope letterari

1 commento

  • Raffaella

    Ancora una volta una recensione molto interessante. I libri che fanno riflettere facendo sorridere sono i miei preferiti

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