Da fine settembre ad ora si è fatto un gran parlare di “Alchemised” di SenLin Yu, edito Rizzoli, il caso editoriale che, essendo pian piano entrato nelle classifiche (fino all’annuncio che verrà adattato in un film), sta infiammando discussioni e polemiche. In questo articolo però non affronterò la questione legata ai temi che stanno dividendo i lettori, facendo produrre decine di tik-tok moralisti o in difesa del testo, bensì parliamo di un fenomeno che per molti editorialisti, poco informati, è una rivoluzione: editori che decidono di pubblicare delle fan fiction.
Una vecchia storia
“Alchemised” è infatti una rinarrazione di “Manacled” un romanzo amatoriale con protagonisti Hermione Granger e Draco Malfoy (personaggi del mondo dei romanzi di Harry Potter), per i puristi una Dramione: il termine nasce dall’unione di “Draco” e “Hermione”, che identifica la coppia immaginata dai fan, una caratteristica che oggi in molti definirebbero come trope, anche se trovo riduttivo definirlo con questo termine.
Ebbene, questo non è certo stato il primo titolo ad arrivare nelle nostre librerie. Infatti il “trope potteriano” è stato un trend editoriale: Newton Compton ha proposto “Rose in chains – Come una rosa senza spine” di Julie Soto (la cui fan fiction d’origine è “The Auction”), a cui ha fatto seguito Giunti con “Come (non) innamorarsi del nemico” di Brigitte Knightley (in origine “Draco Malfoy and the Mortifying Ordeal of Begging in Love”).
Come è logico, tutti e tre questi testi – e ogni altra fan fiction arrivata alla pubblicazione – sono stati almeno parzialmente riscritti perché non violassero i copyright. Tale operazione a volte snatura, altre eleva il testo di partenza. Non siamo però qui a domandarci se questi testi siano migliori o peggiori dei loro originali. La vera domanda è: perché ora gli editori attingono a questo settore narrativo?
La funzione di una fanfiction
Qualche articolo di giornale ha provato a raccontare il successo editoriale di “Alchemised”, dimenticando che questa pratica non è nuova visto che in passato qualcosa di “nostro” era arrivato in casa Feltrinelli e Fazi. Andiamo però con ordine.
Le fan fiction nascono per un altro scopo, non ho mai visto unə scrittorə di tali storie pensare che un giorno, una delle proprie fantasie narrative potesse arrivare da qualche parte. Siti come EFP erano luoghi, quasi mistici e incantati, in cui si fantasticava; un fenomeno che nasce dal fandom, perché le più grandi storie lasciavano a volte un vuoto in chi le leggeva, e in quella mancanza gli appassionati sentivano il bisogno di costruire nuove narrazioni. Da chi riempiva queste scene mancanti proponendo come fosse nata la storia d’amore tra Vegeta e Bulma (mai narrata nei fumetti di Dragon Ball), a chi sperimentava il “what if…?” su come sarebbe stato il viaggio verso il Monte Fato se alla compagnia si fosse aggiunto un decimo membro femminile; passando per i crossover di serie letterarie famose (come ad esempio immaginare l’incontro tra Harry Potter e Percy Jackson). Si potrebbe continuare per ore, perché il bello di questo genere è che non c’è limite all’immaginazione, se puoi immaginarlo puoi raccontarlo.
Molto più di una palestra
Una palestra per piccolə e grandə autorə che sognavano e condividevano storie con altri appassionati di saghe letterarie o fumettistiche, finanche ad arrivare a storie su personaggi del mondo dello spettacolo (qualcuno ha detto “One Direction”?), storie proposte in forma seriale, altre come one-shot. Brevi, lunghe, strutturate, di semplice intrattenimento. Un mondo libero che giocava (e gioca tuttora) a fare propri personaggi altrui.
Per alcunə le fan fiction sono uno sport per sfigati, prodotti amatoriali disprezzati perché nati dal prurito di appassionati troppo fissati… che nessuno considera, a meno che non muova qualcosa; diciamo come il curling nella sezione degli sport invernali delle Olimpiadi (qualcuno se lo ricorda, prima dei successi italiani di Torino 2006? E soprattutto qualcuno lo segue ancora fuori dagli eventi olimpici?).
Una nicchia, un mondo anarchico dove sono stati prodotti racconti bellissimi e anche bruttissimi testi che forse era meglio lasciare in un cassetto. In mezzo a tutti questi manoscritti ci sono diamanti, alcuni raffinati altri allo stato grezzo, così come accade nel mondo del self publishing. Quando qualcosa emerge, premiato dalla sua community e dai lettori che la scoprono con il passaparola, ecco che arriva a suscitare interesse, e si arriva a ipotizzare che qualcuno sarà disposto a pagare per quella storia.
Non sorprende quindi che il mondo editoriale si sia avvicinato a “Manacled” la cui versione originale della storia viene ancora venduta (illegalmente) in edizioni illustrate, con tanto di cofanetti di lusso, i cui volumi sono spesso rilegati a mano; per i più poveri si trova anche l’e-book… questo è davvero solo l’ultimo esempio di decine di altri romanzi che hanno incantato le masse ed erano nate da un “gioco narrativo”.
In principio era “Twilight”
Qualcuno potrebbe dirvi che in principio c’è stato “Cinquanta sfumature di Grigio” scritto da E. L. James, edito Mondadori, che, trasformando il suo racconto “Master of the Universe” ispirato a “Twilight”, ha dato una seconda vita al genere erotico nella narrativa rosa internazionale (non giudicheremo in questa sede il bene o il male di questa operazione).
Eppure più o meno recenti di questo esempio ce ne sono moltissimi e non c’è per forza bisogno di andare nel mondo del romance puro: il romanzo “Cinder” (della serie Cronache Lunari) scritto da Marissa Meyer, pubblicato in Italia da Mondadori, è nato da un concorso di scrittura ospitato nel 2008 su Aria’s Ink, un sito molto popolare per le fan fiction di Sailor Moon; il lavoro realizzato da Marissa portava il titolo “Luna v. 4.2”, dove in una realtà alternativa fantascientifica fondeva la storia della guerriera che veste alla marinara con la fiaba “Il gatto con gli stivali”.
Si potrebbe pensare che questo fenomeno sia puramente riservato agli scrittori anglofoni a cui gli editori (e spesso pure il pubblico) del nostro paese danno sempre la preferenza, eppure dimentichiamo che esistono scrittori di fan fiction nostrani e che qualcosa sia stato effettivamente prodotto con successo.
E in Italia?
Anche noi italianə abbiamo avuto nel nostro paese una trilogia che è arrivata da una fan fiction dedicata ai personaggi di “Inu-Yasha“, il celebre manga di Rumiko Takahashi edito Star Comics: sto parlando di “Esbat” firmato Lara Manni, pubblicato da Feltrinelli, mentre i volumi successivi “Sopted” e “Tanit” da Fazi. Sebbene si fosse romanzato molto sul fatto che questo titolo fosse stato scoperto on-line, in molti addetti al settore sostengono che dietro Lara Manni fosse nascosta una nota autrice di bestseller, arrivata a una grande casa editrice attraverso un’entrata preferenziale. Vero o falso che sia il pettegolezzo, una cosa però è insindacabile: una fan fiction al 100% italiana era arrivata alla grande editoria, quindi perché non prendere altro?
Forse è poco conosciuta l’antologia su cui aveva scommesso UR Editore, dal titolo “Niente è come prima” che attraverso un concorso aveva raccolto dieci racconti di diversi generi con al centro la scuola. Penserete che nulla ha a che fare con ciò che stiamo dicendo, invece i partecipanti – nonché l’organizzazione – era appunto il portale EFP.
Ad arrivare nelle librerie sono state anche autrici famose nella loro nicchia, si pensi che la nota scrittrice di Dramione Savannah che è stata appunto scoperta per il suo talento e ha esordito con Fazi con il nome Virginia de Winter firmando la saga gotica “Black Friars” (poi seguito anche da un altro successo come “La spia del Mare“).
Se usciamo dalla sfera del semplice fantasy degna di nota è anche “CaskaLangely” autrice che oggi pubblica romanzi di squisita poetica e dalla graffiante contemporaneità con Mondadori come Eleonora C. Caruso. Entrambi questi nomi sono la dimostrazione che anche noi abbiamo creduto nel talento di chi scriveva questo genere di storie, autrici che si sono messe in discussione e non sono rimaste legate al mondo del fandom (da loro mai rinnegato), ma hanno scritto romanzi originali dimostrando il loro grande talento narrativo, che già traspariva dalle loro fan fiction.
Un fenomeno che appartiene al passato?
Come mai allora non si pesca più da questo mondo nel panorama nostrano? EFP era un forum, i millenial hanno certamente idea di come funzionassero, ma è necessario spiegare perché scrivere su quel portale (come su molti altri di quello stampo) non premiava la popolarità. Certo, esistevano sezioni in cui venivano indicate le storie più amate, ma funzionava come un’enorme schedario diviso in sezioni: ecco che chi cercava una storia su Roxas e Xion andava direttamente nella sezione dedicata a Kingdom Hearts e spulciava tra le novità.
Non c’erano like o algoritmi, ma una sana ricerca tra le storie pubblicate e che permetteva di farti trovare ciò che volevi leggere su quei personaggi. Si incappava in una storia letta a malapena da una decina di lettori e magari era più bella e interessante rispetto ad altre 100 già pubblicate. A differenza di Wattpad, anch’esso divenuto ormai un grande contenitore di fan-fiction, questo sistema non premiava la popolarità – semmai era l’autentico scambio di consigli (c’erano spazi per il dialogo tra utenti) a incentivare le letture di una o dell’altra storia. Non era naturale che un lettore incappasse in una storia fuori dal mondo narrativo scelto, si restava nel proprio fandom, e qui era il vantaggio, perché era la storia a spingere i lettori a leggere altro degli autori che li avevano appassionati, non certo il fatto di voler leggere sempre lo stesso tipo di “trope“. Le storie infatti potevano essere di ogni tipologia, l’unico filo conduttore era l’ispirazione a quella data serie di fumetti o romanzi; in parole povere c’era più “dieta narrativa”. Esattamente il contrario di quello che fanno ora molti scrittori ed editori che cercano di seguire la moda e piazzare storie con i “tropes” che stanno vendendo.
Editoria, fan fiction e Wattpad
Se decide di pescare tra le produzioni amatoriali, l’editoria preferisce controllare i numeri. Ecco perché in questo Wattpad è più “evoluto” e alla portata del mondo commerciale; infatti permette anche a editori e scout di vedere il successo senza soffermarsi troppo sul reale potenziale o sul talento del suo autore. Da qui si tende però a pescare prodotti “originali”, perché più facili da pubblicare senza troppo lavoro di editing: si guarda poco alla qualità della storia, si riconosce la sua fama dall’hype creato dai suoi lettori, e ci si augura che tutti coloro che l’hanno letta in digitale la vorranno comprare edita in cartaceo.
Non fermiamoci quindi a pensare che prodotti come “Alchemised” siano frutto di grandi studi, di rivoluzioni, o di un mercato editoriale che da spazio alle fan fiction perché ora di moda. Semmai ricordiamoci che l’editoria in media non premia quasi mai il talento del suo autore: si cercano storie che possano vendere, che abbiano già una fanbase (se ce l’ha l’autore ancora meglio). Allo stesso tempo possiamo imparare da tutto questo, analizzando le storie e cercando di capire se sono meritevoli o frutto di una buona campagna marketing.
Da parte mia ho letto solo l’originale di questo libro, non posso dirvi se Rizzoli ha fatto bene i compiti o stia surfando il successo con il minimo sforzo: la storie era ben scritta, non perfetta perché un editor avrebbe smussato alcune situazioni e ingenuità, eppure la coerenza al mondo Potteriano e le tematiche trattate sono degne di un libro che andrebbe consigliato caldamente; l’ho trovato più interessante di molti altri volumi editi nei cataloghi della grande editoria. Mi permetto solo consigliare a chi si è indignato per le tematiche forti affrontate nel libro, che (come un’amica autrice mi ha di recente ricordato), un omicidio non si può commettere, ma raccontare sì. A buon intenditor…
Per concludere
Visto che il tifone “Alchemised” sta raggiungendo anche il mondo del cinema, i cui diritti sono stati acquisiti da Legendary Pitus, l’augurio è che questo romanzo non sia l’ennesima fonte di nuove fotocopie narrative che inseguono la scia di un successo facile. Spero che mentre scrivo questo articolo il web non si stia riempiendo di nuove Dramione che sperano di arrivare al successo di quelle che le hanno precedute. Piuttosto, vorrei vedere la gioia e la spensieratezza che spesso questo genere di testi racconta: il piacere di condividere una storia che manca.
Il mio consiglio a chi scrive o a chi vuole scrivere è di smettere di guardare quello che fa il mercato, ormai polarizzato su generi e temi, e tornare a sognare. Ogni tanto agli scrittori farebbe bene scrivere una fan fiction per il semplice piacere di giocare con dei personaggi, coltivando quei lettori a cui piacerebbe vedere storie che altri si sono dimenticati o non hanno mai pensato di raccontare.
Dopotutto, una fan fiction non ha mai avuto limiti, perché la scrittura dovrebbe averli, riducendosi solo a diventare un successo editoriale seguendo quello che già si trova nelle librerie dei lettori?


