Post tenebras – Le streghe non esistono

Scritto da Giorgia

Post tenebras – Le streghe non esistono è il secondo volume di una dilogia perfettamente riuscita, in grado di crescere insieme ai suoi personaggi e di culminare in un finale davvero mozzafiato.

Questo secondo capitolo non solo non delude le aspettative, ma alza decisamente l’asticella poiché i personaggi portano addosso le conseguenze delle esperienze vissute nel primo volume, e questa maturazione è evidente tanto nelle loro azioni quanto nei dialoghi. Pur restando saldamente ancorata all’indagine, la narrazione lascia spazio anche a una componente romance ben integrata, mai invasiva e perfettamente calibrata, soprattutto in relazione all’età dei protagonisti.

È difficile restare indifferenti alla coppia Mimì–John, costruita con grande equilibrio e credibilità. Tuttavia, Federici dimostra la propria bravura soprattutto nel tratteggiare una protagonista che funziona in modo impeccabile anche al di fuori della dimensione sentimentale.
Mimì è forte, intelligente e autonoma, le sue conoscenze non la rendono arrogante perché si metterà sempre in dubbio, ma è alla strenua ricerca del suo posto nel mondo e di uno scopo. È una protagonista indipendente, capace di non lasciarsi condizionare dagli eventi e disposta a sacrificare anche gli affetti pur di fare la cosa giusta.

In questo volume, per contro, John è leggermente più defilato, ma la sua vena ironica e brillante resta ben riconoscibile. Nonostante incarni i modi di un perfetto gentleman, è un personaggio solido e moderno per l’epoca in cui è inserito e, soprattutto, rappresenta un partner che non impone limiti o gabbie perché lascia a Mimì lo spazio per le sue scelte e la sua autodeterminazione, dimostrando una completa fiducia in lei e nelle sue capacità.

I personaggi secondari non sono da meno: ben delineati e costruiti con attenzione, risultano credibili e coerenti con l’epoca. Alcuni di loro sono inoltre figure storiche realmente esistite, personalità all’avanguardia per il loro tempo che hanno calcato i palcoscenici d’Europa. I riferimenti a numerosi artisti del periodo contribuiscono a creare un’atmosfera sospesa, in bilico sulla sottile linea che separa i trucchi sapientemente orchestrati dalla vera magia.

Lèa è più presente rispetto al primo volume, per ragioni evidenti, tuttavia, come già si intuiva, non è un personaggio con cui sia facile entrare in sintonia. Anzi, in questo secondo capitolo non si fa particolarmente amare. A fare il suo ingresso è invece David Caillat, giovane commissario dal profilo ambiguo, ma non propriamente negativo. Nonostante i legittimi dubbi che suscita, finisce per conquistare una certa simpatia grazie alla sua ironia e al sarcasmo, anche se la sua arguzia non sempre colpisce il bersaglio giusto. Nel complesso, questa nuova figura funziona poichè permette a Mimì di acquisire maggiore consapevolezza di sé e di ciò che la circonda, mentre lo stesso David si rivela uno dei motori che contribuiscono a far avanzare l’indagine.

“Vedete? Omicidi, prigione e indagini non sono cose per donne”, commenta Caillat.
“Andatelo a dire a tutte quelle donne che sono finite in prigione per assurde indagini che le hanno trovate colpevoli di stregoneria. Ah, no, non potete. Sono morte!”

È proprio attraverso questi personaggi che il romanzo sviluppa con maggiore forza i suoi temi centrali. Ritroviamo il tema dell’emancipazione e dei diritti femminili che si percepiva anche nel primo volume e che si manifesta nelle scelte quotidiane di Mimì e di sua sorella Léa, ma non solo. Accanto a questo percorso si afferma nuovamente il valore della scienza e dell’intelletto come strumenti di conoscenza e di libertà, in netto contrasto con superstizione, dogmi e forme di potere che si fondano sulla paura. Ma il tema centrale del libro è la famiglia tossica o comunque negativa, perché ci mostra come l’amore non coincide necessariamente con il perdono, soprattutto quando i legami diventano fonte di dolore e inganni. Mimì si trova spaccata in due, da una parte l’amore per le persone care e dall’altra un grande dilemma etico e morale perché fare la cosa giusta le costerà la felicità rinunciando alla vicinanza di chi ama. Per questo Mimí è un personaggio da prendere a esempio, la sua scelta sarà quella più difficile ma moralmente necessaria.

Gli rifilo uno sguardo di sufficienza. “Caillat, sono una donna in un mondo pensato per gli uomini. Noi, per sopravvivere, dobbiamo barare. Sempre.”

Il tono generale resta coerente con quello del primo libro, i temi e gli avvenimenti sono cupi, ma la parte romance lascia spazio all’ironia e a qualche sorriso, le vicende vanno così inasprendosi soprattutto nelle battute finali, che lasciano davvero senza fiato. Ritroviamo lo stile poetico e al tempo stesso scientifico già apprezzato in precedenza e nonostante la presenza di più intermezzi nel corso dell’indagine, il ritmo non cala mai, anzi si fa ancora più serrato. È forte la sensazione di urgenza, legata a una corsa contro il tempo in cui la posta in gioco è la vita stessa di alcune persone, inoltre, questa indagine coinvolgerà Mimì sul piano personale, spingendola a esporsi oltre ogni limite pur di arrivare alla verità.

Nella Svizzera della Belle Époque, la nostra protagonista si trova nuovamente a confrontarsi con una società segreta disposta a tutto pur di raggiungere i propri scopi. Ma quali sono davvero questi scopi? È il grande interrogativo che attraversa l’intera dilogia e che, in questo volume, trova finalmente risposta. Gli interrogativi seminati nel primo libro vengono ripresi e chiariti, a dimostrazione di una progettazione narrativa solida, in cui nulla è lasciato al caso e in cui ogni movente era stato pensato fin dall’inizio.

La componente fantasy emerge in modo più marcato solo nel finale, quando molte domande trovano risposta, tuttavia, il cliffhanger delle ultime pagine apre nuove possibilità narrative.
Il finale è un concentrato di emozioni contrastanti perchè accanto alla speranza per il futuro, resta una sottile patina di inquietudine che non rappresenta un difetto, ma un valore aggiunto, lasciando ai lettori la libertà di immaginare nuove avventure.

Il tono resta coerente con quello del primo libro, ma si fa sensibilmente più cupo, soprattutto nelle battute finali, che lasciano davvero senza fiato. Ritroviamo lo stile poetico e al tempo stesso scientifico già apprezzato in precedenza: nonostante la presenza di più intermezzi nel corso dell’indagine, il ritmo non cala mai, anzi si fa ancora più serrato. È forte la sensazione di urgenza, legata a una corsa contro il tempo in cui la posta in gioco è la vita stessa di alcune persone. Inoltre, questa indagine coinvolge Mimì sul piano personale, spingendola a esporsi oltre ogni limite pur di arrivare alla verità.

“…perchè sanno che non c’è luce. Dopo le tenebre, ci sono solo altre tenebre. Dagli possibilità di fare del bene o di odiare e l’uomo sceglierà sempre la seconda.”

In conclusione Post tenebras – Le streghe non esistono è un riuscito equilibrio di fantasy storico e investigativo, impreziosito da una componente romance magistralmente dosata.
Insieme al primo volume si crea una dilogia perfetta che rende impossibile lasciare da parte la lettura. L’indagine serrata, i protagonisti capaci di ironia, l’ambientazione storica e l’intelligenza di Mimì tengono incollati alle pagine fino all’ultima parola, che scatena un mix di emozioni difficile da dimenticare e lascia un desiderio autentico di tornare presto in questo mondo narrativo, anche se, purtroppo, l’avventura si conclude qua.

Titolo: Post tenebras – Le streghe non esistono

Autrice: Valentina Federici

Editore: Il castoro

ISBN: 9791255332862

Cosa troverai in questo libro:

  • Indagine serrata
  • emancipazione femminile e avanguardismo
  • dilemmi morali

Lascia il primo commento