Si potrebbe elencare una serie di tropi per riassumere Le Cinque Rive, ma questo non servirebbe a comprenderlo davvero. Anzi, ne sminuirebbe la profondità e finirebbe inevitabilmente per appiattirlo.
Infatti, la cosa pù interessante di questo romanzo è sicuramente la verosimiglianza che l’autrice riesce a ottenere in qualsiasi punto della storia e riguarda sia il cast in azione che il sistema magico. Ogni singola persona che appare in scena non è mai sostituibile con un’altra o indistinguibile dallo sfondo, persino quelle che appaiono in pochissime pagine hanno un loro carattere ben riconoscibile, talmente vivido da sembrare reale. Ed è proprio questo che rende discreta la presenza dei trope, se così vogliamo chiamarli: il rimanere orfana di Deva, il non saper gestire i propri poteri da parte di Bram avrebbero facilmente potuto apparire stereotipati se non fossero stati amalgamati, cesellati e calati in un contesto in cui ambientazione, trama e sistema magico sono altrettanto credibili. I trope sono, insomma, riconoscibili soltanto quando si va alla loro ricerca a posteriori, ma durante la lettura ci si gode semplicemente la storia, specialmente grazie ai dialoghi, che costituiscono in genere la parte più complessa da scrivere e che invece qui rappresentano un punto di forza che non perde mai di credibilità.
In Le Cinque Rive non esiste dicotomia, bene e male sono solo concetti ai due estremi di una gradazione: Deva sa bene che può amare i suoi genitori anche se questi le hanno mentito per tutta la vita, così come Bram può dubitare degli insegnamenti che gli sono stati impartiti senza per questo essere una cattiva persona.
“La sua possibilità di scelta si esercitava entro le poche possibilità offerte, e lei si era sentita così stupidamente autonoma…”
“Allora non ero sbagliato io – ma andava contro tutto ciò che gli avevano insegnato, e non riusciva a credere che l’errore fosse stato esercitare proprio quelle arti che gli Armon consideravano doti: ascoltare, seguire il bene della comunità, lasciarsi plasmare”
Allo stesso tempo, però, il male esiste davvero, sebbene sia più difficile da individuare di quanto si pensi: una persona manipolatrice può perseguire fini nobili usando comunque mezzi ingiustificabili, mentre persone buone possono avere ottime intenzioni ma commettere errori a scapito degli altri. E quando lə personaggə si trovano a scontrarsi, chi legge non sa davvero per chi fare il tifo proprio perché i conflitti morali e interiori sono stati costruiti magistralmente e da entrambe le parti si sono sia torti che ragioni.
Menzione d’onore va anche al sistema magico, che non è univoco ma può essere esercitato in vari modi anche a seconda dell’area geografica e della Storia del luogo in cui ci si trova e che mescola elementi classici a innovazione. L’astromante Evanette, una delle quattro voci protagoniste, per esempio, ha la capacità di leggere il futuro nelle stelle, anche quando ciò va a suo discapito e la fa venire a conoscenza di ciò che non vorrebbe sapere. Bellissima anche la magia corale esercitata da Bram e i suoi confratelli che consiste nel leggere le persone ed eventualmente bilanciare le loro parti più deboli.
E in un mondo in cui i libri pubblicati vengono valutati anche in base allo spicy, Santamaria ci regala alcune delle scene erotiche meglio scritte del panorama fantasy dato che, prendendo in prestito le parole di Ursula K. Le Guin, il sesso è raccontato come relazione, non come atto. Niente voli pindarici o immagini eccessivamente esplicite: ci si concentra moltissimo sulle emozioni provate in quel momento e il tutto si sviluppa in modo letterariamente interessante, senza mai dover suggerire a chi legge cose che sa già da sé.
In questo clima di complessità umane e sociali è stimolante notare come anche le ipocrisie abbiano la loro parte: in un mondo ideale, quanto più qualcosa è complessa, tanto più si dovrebbe imboccare la strada del dialogo. In Le Cinque Rive, invece viene spesso mostrato come ciò sarebbe il punto di partenza per una soluzione, ma a conti fatti non ci si provi nemmeno
“D’accordo: avevano a che fare con un’assassina, una folle, ma possibile che non si riuscisse neppure a tentare un dialogo? […] Dov’erano le proposte di pace che qualsiasi riva avrebbe potuto mettere sul tavolo prima di impugnare le armi?”
E tutto ciò ci dimostra, per l’ennesima volta, quanto il fantasy sia uno strumento essenziale per interpretare il reale.
Le Cinque Rive è il fenomenale primo capitolo di una dilogia fantasy di qualità sopraffina passato ingiustamente in sordina nel panorama italiano e rappresenta un faro di speranza in un mondo editoriale che propone troppi prodotti sempre uguali.

Titolo: Le Cinque Rive – Gli anni delle fiamme (vol.1 di una dilogia)
Autrice: Chiara Cecilia Santamaria
Genere: High Fantasy
Codice ISBN: 8858045408
Casa editrice: Gribaudo
Cosa troverai in questo libro:
Personaggə sfaccettatə
Guerra e strategia
Dolore e riscatto


2 commenti
Ylenia
Io sempre più tentata da questo testo, nonostante non bazzichi il fantasy classico da anni.
Zosma
I libri non scadono mai <3 se e quando te la sentirai di riapprocciarti al genere, lui sarà lì ad aspettarti. Nel frattempo, grazie di cuore di essere passata a leggere!